58° capitolo

Ora mi stavi guardando, come se avessi capito meglio quei sentimenti che provavi quando tornavi a casa. Quell’irrefrenabile bisogno di scrivere e quel brivido dandomi la mano quando sono caduta nel bar. Mi stavi guardando ancora sorpreso da quanto ti avevo detto pochi minuti prima, ma stavi realizzando tutto questo. Quello che potevo sentire era tutta la meraviglia e il mio cuore non poteva fermare la sua corsa. E ora anche tu lo potevi sentire. Ci guardammo ancora stupiti per quello che era accaduto, ma ora eravamo in qualcosa più grande e ora potevamo percepire ogni sensazione, emozione, sentimento dell’altro. Come se ci fossimo risvegliati da un sogno, ci sorridemmo. Io ho guardato la piccola finestra. Ormai il giorno aveva fatto posto alla notte. Non ci volevamo staccare l’uno dall’altra, ma l’abbiamo dovuto fare. Ci siamo rivestiti e lentamente ho messo le ultime cose in una piccola sacca. Tu stavi seduto sul letto, senza levarmi gli occhi di dosso e ogni volta che ti passavo accanto mi prendevi la mano o mi sfioravi fianchi. Dolcemente mi hai sussurrato: “Piglia le tue pietre” Erano in sacchetto di pelle sul piccolo mobiletto accanto alla finestra, lontano dal letto. Era sempre ben legato, ma ora il sacchetto era aperto e una delle pietre era fuori. Era sul pavimento. L’ho raccolta e te l’ho fatta vedere. Era Algiz.

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