31° capitolo

Cercammo di calmarci. Sembrava che non avessimo ancora capito completamente cosa fosse successo. O non lo volevamo capire, perché tutto era molto chiaro mentre stavamo ancora fissando le pietre.
Ho notato che eri tutto rosso in faccia, come se volessi nascondermi qualcosa. Ti ho sfiorato le gambe, sussurrando: “Che c’è?” Lentamente hai cominciato a parlare, sempre fissando la seconda pietra. “Ti ho detto che non ho dormito stanotte, perché volevo osservati, giusto?’ Ricordando questo sono arrossita anche io. Hai continuato, tenendomi dolcemente la mano: “Mentre dormivi, ho capito che non volevo perderti. Il tempo che ho trascorso, con te in queste ore, è stato il più intenso che ho avuto nella mia vita’. Stavi dicendo questo, come incantato da Ansuz, ma non era così. Stavi capendo che le nostre emozioni, quello che avevamo provato, le nostre azioni erano riflesse sulle pietre. “… e questo mi ha portato a comprare qualcosa per te, quando sono uscito e non è quello che ti ho detto quando eravamo di sopra.” Ti stavo ascoltando, quasi senza parole e senza respiro. Più senza respiro che senza parole, ma in egual misura, meravigliata perché stavi parlando così sinceramente e tu eri “il ragazzo di cui ho scritto” nelle mie poesie, da quando i nostri sguardi si sono incontrati in quel bar per la prima volta.

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