304° capitolo

Stavamo entrando l’uno nella mente dell’altro. Stavo entrando nei tuoi pensieri: stavi programmando la mia visita alla baracca quando il divario si sarebbe aperto. E tu eri nei miei, con milioni di dubbi, paure, ma anche curiosità. Soprattutto curiosità. Siamo stati pervasi da milioni di sentimenti contrastanti. Ma l’uno rassicurava l’altro. Ogni volta che un pensiero ne incontrava un altro, potevamo solo sospirare mentre il nostro cuore batteva forte. Stavamo per sfidare per la prima volta la natura in cui eravamo stati catapultati. Ora che la decisione era stata presa e il nostro cuore si era lentamente calmato, potevamo anche pensare a cosa mangiare a colazione. Ma qualcosa aveva attirato la nostra attenzione: le tre pietre magiche che erano rimaste sul pavimento. Le abbiamo guardate attoniti, come se avessero parlato attraverso le tue parole. Erano Gebo, Algiz e Teiwaz. Amore, protezione e coraggio. Dopo quella strana danza delle pietre, non ci eravamo accorti che quelle erano cadute per terra e comunque era un concetto che mi stavi spiegando pochi minuti prima. Mi hai guardato, mi hai preso la mano per andare in cucina, ma io ti ho indirizzato davanti alla porta grigia e lentamente l’ho aperta. Non hai chiesto niente e mi hai seguito solo guardandomi, tenendomi per mano. La giornata era un po’ nuvolosa. Lontano c’erano anche piccoli lampi, ma più io ero circondata dai colori della natura e dal tuo profumo con te che mi guardavi, più le nuvole con i fulmini andavano scomparendo. Senza rendermene conto ti ho condotto davanti alla baracca. L’abbiamo fissata per un po’, poi ti ho sussurrato di aprirla e gentilmente mi hai fatto entrare. Ci siamo messi in mezzo, e magicamente la porta si è chiusa da sola. Eravamo uno di fronte all’altro. Lentamente mi sono stesa a terra. Hai detto: “In questo modo il tuo vestito si sporcherà …”. Ti ho guardato, allungando la mano verso di te e ti ho risposto: “Non mi interessa …”. Ti sei inginocchiato tra le mie gambe, hai tenuto alto il petto con l’aiuto dei palmi delle mani poggiate a terra. Sapevi bene dove sarebbero andate le mie mani e lentamente ti sei inchinato per baciarmi.
Nel frattempo i nostri cristalli, ci hanno fatto entrare nella nostra bolla magica.

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