241° capitolo

Ci tenemmo ancora le mani strette mentre quel strano alone bianco ci avvolgeva. I nostri sguardi si tuffavano l’uno nell’altro. Le nostre sensazioni erano tra le più grandi provate fino a quel momento. Ai nostri piedi qualcosa stava già cambiando. Intorno a noi stavano nascendo dei fiori. Il paesaggio bruciato stava rinascendo. Eravamo dentro una specie di campana di emozioni che si stavano diffondendo, facendo rinascere tutta la natura. Quello che stavamo facendo era un miracolo. Eravamo uno di fronte all’altro. Lentamente il paesaggio intorno a noi stava cambiando e i colori stavano riprendendo vita. Siamo rimasti senza parole e quasi senza fiato. Non abbiamo detto una parola. Eravamo spettatori di ciò che il nostro amore stava compiendo. Ci siamo spostati da dove eravamo. Sembrava che stessimo lasciando una scia magica e dove passavamo, nascevano nuovi fiori. Ci siamo fermati un attimo. Siamo rimasti senza fiato. Ho chiesto: “Lo stiamo facendo davvero?” Sembravi più incredulo di me. Da quando l’uomo aveva unito le nostre mani non le avevamo lasciate. Il nostro cuore batteva ancora forte. Tutto intorno si stava colorando. Mi guardavi sempre più sbalordito per quello che stava succedendo. I tuoi occhi parlavano, ma dalla tua bocca non usciva niente. Ti stavo guardando, capivo cosa provavi. Ti ho preso il viso tra le mani. Stavo per parlare, ma quasi all’improvviso mi hai baciato e da quel bacio si è sparsa una polvere sottile in quella valle bruciata e tutto rinasceva più velocemente. Mentre guardavamo tutto questo, non sono stata in grado di trattenere le lacrime. Mi hai abbracciato forte: “Guarda, cosa ha fatto il nostro amore” hai sussurrato. Mentre ammiravamo il nuovo paesaggio intorno a noi, abbiamo notato qualcosa di strano. Un punto ancora marrone. Ci siamo diretti da quella parte, quando fummo abbastanza vicini, ci siamo accorti che era un altro animaletto peloso. Avevamo notato che era cieco e non poteva vedere cosa succedeva intorno a lui, ma sapeva che qualcosa era cambiato. Stava tremando. Ero in ginocchio davanti a lui e l’ho accarezzato dolcemente. Sembrava avesse capito e senza dire niente ha scodinzolato. Gli ho solo sussurrato “Vieni con noi” e senza alcuno sforzo ci ha seguito.
Stavamo tornando a casa.

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