238° capitolo

Sembrava che tutto intorno a noi potesse esplodere in qualsiasi momento. Tutto sembrava sospeso: l’aria, i  nostri cuori, le nostre parole.  Era come se i nostri movimenti fossero rallentati.  Mi stavi toccando il viso ed io sentivo la dolcezza della tua mano raggiungere la mia pelle. Sembrava che fosse tutto a posto, ma stava per succedere qualcosa. I tuoi occhi mi stavano trafiggendo per la loro bellezza e avevo l’impressione che anche i miei avessero lo stesso effetto su di te. Per molto tempo non ci siamo mossi. Stavamo ascoltando dei dolci richiami che venivano da fuori del nostro appartamento. Ci stavamo risvegliando uscendo da questa atmosfera sospesa, ma continuavamo a fissarci.  Per riprendere a respirare, ci siamo presi le mani. Dovevamo fare piccoli respiri, poi un ultimo respiro profondo. I nostri occhi erano sempre fissi su di noi. Demmo un’occhiata dalla finestra della camera da letto e vedemmo il PIccolo Morgur che con la sua voce stridula ci chiamava. C’erano anche i due Markùts che ci guardavano. “Sembra che abbiano qualcosa di molto importante da dirci”, hai detto. Ho indossato qualcosa di più comodo, ma sempre consono al luogo in cui eravamo. Siamo scesi al piano di sotto e siamo usciti. I Markùts non hanno detto niente, ma abbiamo capito che dovevamo seguirli. In cuor nostro sapevamo che ogni volta che i Markùts volevano mostrarci qualcosa, era sempre molto importante. Questa volta non era qualcosa che volevano mostrarci, ma qualcuno. Con i Markùts al nostro fianco, avevamo oltrepassato il cespuglio, dove ancora dormiva Fenkuz e il villaggio dei Morgur.  Qui il Grande cercava il Piccolo e intanto dava direttive a quello più magro.  Attraversammo anche l’ Opale, ma questa volta non ci entrammo. I Markùts conoscevano un’altra passerella per attraversare l’Opale. Sembrava una seconda passerella che costeggiava l’Opale. Era stretta e abbastanza lunga. Sembrava che non portasse da nessuna parte, ma non era così.
I Markùts non hanno detto niente e abbiamo voluto rispettare la loro volontà, anche se ci facevamo tante domande. Uno su tutti “Dove ci stanno portando?”
Dopo la lunga camminata per questa stretta strada, una grande valle si aprì davanti a noi.
Là i Markùts si sono fermati e con le loro dolci faccette, ci hanno fatto capire che da ora dovevamo andare avanti solo noi e avremmo capito dove andare. 


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