232° capitolo

Ci guardammo dolcemente. Mi hai accarezzato il volto, io l’ho inclinato e ti ho sorriso. Dalla battaglia contro il Nulla e da quando i Morgur avevano trasferito il nostro appartamento, non avevamo avuto la possibilità di visitare tutto il nostro Mondo Lo volevamo vedere per conoscerlo meglio. Con calma siamo scesi. Tu come sempre mi hai preso fra le braccia. Questo gesto divenne una dolce abitudine e penso che ti piacesse quanto a me. Nel Nostro Mondo Parallelo, dovevamo ancora distinguere la notte e il giorno. Eravamo ancora un po’ sopraffatti per ciò che ci circondava ma lo amavamo. Dopo una piccola colazione, abbiamo aperto la porta grigia con la nuova strana chiave che i Morgur ci avevano dato. Era una chiave fatta di legno con piccoli disegni arzigogolati in superficie e una piccola pietra luccicante in cima. Non l’avevamo notato. Era davvero bella. L’hai inserita nel buco della serratura e lentamente hai aperto la porta. Rimanemmo senza parole per quello che ci apparve di fronte.Ci sistemammo sul piccolo gradino dell’appartamento, uno vicino all’altra e ammirammo tutto quello che riuscivamo a vedere. Era un grande paesaggio. La prima cosa che notammo fu che il nostro appartamento non era più in quell’edificio marroncino. Ora le pareti esterne erano di legno. Ci rendemmo conto che l’intero appartamento era stato inserito in un grande albero e l’ombra delle foglie formava un naturale tettuccio. Eri sorpreso e hai detto: “Come hanno fatto?” il mio cuore stava battendo forte. Come te, ero senza fiato. Abbiamo continuato a guardarci intorno e, alla nostra destra, abbiamo visto un ponticello che attraversava un piccolo fiume. Sembrava che il nostro appartamento fosse il confine e la fine del nostro Mondo. Dietro il grande albero c’era un bosco. Ma dentro di esso non potevamo scorgere altro che una densa foresta. Abbiamo visto solo oscurità. Ma dovevamo guardare avanti e non indietro. Ci stringemmo forte le mani mentre, con lo sguardo, stavamo esplorando ancora tutto. Per noi, era ancora un mondo magico che dovevamo conoscere meglio.
Dolcemente hai lasciato la mia mano e ti sei alzato, hai detto soltanto: “Torno subito”. Non avevamo chiuso la porta dell’appartamento e ho visto dove sei andato così di fretta. Sei tornato col quaderno di tua nonna.

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