224° capitolo

La sua faccetta mi stava guardando come se stesse chiedendo il permesso di toccare l’anello. Tu stavi assistendo a questo dolce e lento approccio. Io ero seduta sul prato con le gambe stese sotto il bianco e leggero vestito. In quel momento ci fu un silenzio diverso da quello che c’era di solito. Sembrava provenisse da quell’animaletto che all’improvviso entrò di nuovo nella tana. Per un momento ci guardammo. La piccola creatura stava facendo qualcosa con i suoi cristalli. Potevamo vedere alcune luci dentro la tana. Poco dopo uscì trattenendo tutti i suoi cristalli con le sue zampette e li sistemò davanti a noi. Non dicemmo niente, ci limitammo a guardare quello che stava facendo. Senza rendermene conto ti ho stretto la mano, mentre la creaturina saltava su di me, come se volesse essere rassicurata. Fissò i cristalli, mentre con la morbida zampetta mi tenne la mano sinistra. Sembrava che stesse aspettando questo momento da molto prima che il Nulla la risucchiasse e la rinchiudesse in quella tana Potevamo sentire i nostri cuori battere forte. Sapevamo che stavamo per assistere a qualcosa di incredibile. Lentamente, un altro raggio ha illuminato la mia ametista e la piccola creatura sembrava eccitata, lo eravamo anche noi. Non sapevamo cosa sarebbe accaduto, ma qualcosa, di sicuro, stava per succedere da un momento all’altro. L’ametista del mio anello ha propagato la luce agli altri cristalli e abbiamo visto aprirsi davanti a noi un altra grande parte del Nostro Mondo Parallelo, con altri sentieri e paesaggi da esplorare. Ti ho stretto la mano, mentre ti alzavi. Ti ho lasciato andare, volevi vedere solo meglio. Mentre il piccolo animale era ancora sulle mie gambe e mi guardava. “E’ meraviglioso” hai detto sedendoti ancora una volta accanto a me e accarezzandomi il volto. Guardammo l’animaletto peloso grigio e bianco. lo accarezzai e per la prima volta parlò: “Grazie per aver sconfitto il Nulla. Stavo aprendo questa parte del vostro mondo quando mi ha risucchiato dentro questa tana oscura. Dopo un momento di questo strano silenzio: “Io faccio parte dei Fenkuz… ma penso di essere rimasto l’unico…. mi potete chiamare Fenkuz”. Poi scomparve.
Gli sorridemmo e timidamente ci hai presentati: “Fenkuz, io sono Luke e questa bellissima ragazza è la mia piccola principessa Daria.” Ti ho stretto dolcemente le mano. Avevamo il sospetto che Fenkuz sapesse già i nostri nomi, non disse niente, ma annuì.

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