212° capitolo

Il Grande dei Morgur ci disse che dovevamo affrontare le nostre più grandi paure per sconfiggere il buco nero che il Nulla stava costruendo attorno al nostro Mondo. Ci disse anche che saremmo caduti in un sonno profondo durante il quale avremmo potuto contrastare l’opera del Nulla. Ci guardammo, quasi terrorizzati. Sussurrammo ai Morgur: ” Proviamo!”. Stringemmo le mani l’una dentro l’altra. Ci sistemammo sotto l’albero, dolcemente mi hai abbracciato ed io mi sono stretta forte ai tuoi fianchi. Lentamente abbiamo chiuso gli occhi prendendo un respiro bello profondo. Tutto attorno rallentò e divenne ovattato.. Anche l’aria, di solito leggera, ci sembrò pesante. I Morgur stavano facendo quelle cose di cui inconsciamente avremmo avuto bisogno. Lentamente ci lasciammo andare a questo profondo sonno. Stavamo entrando in questo buco nero in continuo movimento. L’unica cosa che i Morgur non ci dissero era che avremmo dovuto affrontare le nostre più grandi paure in una specie di incubo. La “lotta” cominciò. Eravamo in una desolata casa di campagna con una grande scala all’interno. Sentivamo solo aria fredda intorno. I nostri sguardi erano fissi sulla scala. Qualcosa o qualcuno la stava scendendo. Ho urlato. Era un piccolo mostro nudo con le orecchie appuntite. Si fermò e mi guardò con i suoi occhi verdi. Somigliava ad un elfo, ma ero sicura che non fosse un elfo Ti ho sussurrato: “Per favore usciamo”. Gli occhi di questo mezzo elfo e mezzo mostro, erano ancora fissi su di me e mi lasciavano senza aria. Non potevo respirare. Fuori da questa casa di campagna il cielo era grigio e da una strada polverosa stava arrivando una macchina con una donna all’interno. L’hai riconosciuta immediatamente. Dalla tua bocca è uscito solo un nome: “…Zora…” Il tuo sguardo verso Zora era pieno di rabbia e odio. Poi la donna mi ha guardato con occhi iniettati di sangue ed ha cominciato a correre verso di me. Senza pensarci, mi hai gridato di scappare il più velocemente possibile. Dove stavo andando, però, qualcosa mi stava aspettando, ma non me ne accorsi. Mi afferrò alla spalle. Sentii solo la presa paurosamente gelida. All’improvviso l’ho riconosciuto. Era un vampiro con un’armatura di ferro che tentava di succhiarmi il sangue. Ho cominciato a divincolarmi furiosamente e la mia reazione gli ha impedito di affondare i suoi canini nella mia carne. Dovevamo uscire da questo giardino pieno di nemici, ma non sapevamo come. Guardammo il cielo. Oltre il cancello il cielo era quasi blu. C’erano alcune nuvole, ma il cielo era azzurro. Nel cielo volteggiavano animali alati. Sembrava che aspettassero noi. Ci guardammo. Eravamo inseguiti dalle creature che avevamo incontrato nel giardino. Dovevamo metterci in salvo. Guardai uno degli animali alati. D’impulso spiccai il volo verso di lui. Tu mi hai seguito. Fu un errore che avrebbe potuto costarci molto caro. Anche gli animali alati volevano spingerci dentro il Nulla. Lo capimmo immediatamente e saltammo giù. La manovra improvvisa ci costrinse ad una caduta sempre più veloce. Siamo riusciti a rimanere saldamente afferrati per le mani ed è successo qualcosa di inaspettato. Col soffice tocco delle nostre mani, proprio come in una spirale, così come era successo nel nostro appartamento siamo riusciti a scacciare il grigiore che aveva circondato il nostro Mondo. Il nostro tocco era soffice ma potente. 

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