205° capitolo

Per un momento avevamo pensato a tutto questo. Il Nulla era questo, le brutte esperienze delle nostre vite mescolate insieme. Ma quel momento scomparve all’istante. Una sorta di risatina ci ha distratto e ci ha fatto tornare nella realtà del nostro Mondo Parallelo. La risata era del più piccolo dei Morgur, il più giocoso. Capimmo che era il più piccolo del gruppo. La sua risata rifletteva la sua giovane età. Decidemmo di tornare nel nostro appartamento anche se potevamo rimanere là senza problemi, ma era meglio rientrare. Avevamo troppe cose da assorbire. Eravamo rimasti nel nostro mondo per la stanchezza, ma volevamo anche tornare perché volevamo “stare insieme, da soli”. Come avevamo capito, avremmo dovuto attraversare il Nulla dove eravamo passati l’ultima volta: dal cancello arrugginito. E’ quanto i Morgur ci dissero in coro. Ci guardammo, ci tenemmo le mani, salutammo i Morgur con un “Arrivederci” e ancora una volta li accarezzammo. Altra aurea magica residua si trasferì nei loro corpicini e la loro pelliccia brillò più intensamente. Li lasciammo carichi di questa aurea e loro corsero via per lavorare. Lentamente attraversammo il loro villaggio ai cui confini incontrammo i Markùts. Sapevano già che volevamo tornare nel nostro appartamento e hanno confermato quanto i Morgur ci avevano detto. Dovevamo attraversare il Nulla dove eravamo passati per entrare. Ci spiegarono anche che ancora non eravamo in grado di aprire due porte , contemporaneamente ma con l’esperienza e la magia ci saremmo riusciti. Senza rendercene conto, eravamo già là. Senza tanti cerimoniali, i Markùts ci lasciarono. Dovevamo affrontare il Nulla ancora da soli. Mi hai guardato senza dire niente. Potevo sentire il pensiero che rimbalzava nella tua testa. In un sussurro ti ho risposto:”Sarai capace… Sarai capace..” Insieme prendemmo un bel respiro profondo. Le nostre mani erano ben strette e quei secondi in mezzo al Nulla passarono in un istante. Subito dopo eravamo nel nostro appartamento, quasi sopraffatti per ciò che avevamo passato. Come un vero cavaliere hai accompagnato la tua principessa a sistemarsi sul divano. Mi hai abbracciato dolcemente.

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