190° capitolo

Per quel pomeriggio avevamo deciso di non pensare a tutto ciò che stava capitando intorno e sopratutto dentro a noi. Volevamo essere due persone come chiunque altro, per quanto fosse possibile. Ci sistemammo per terra, con la grande pizza e qualche birra sul piccolo tavolino. Mangiammo tra risa e scherzi. Ci raccontammo storie divertenti anche qualcuna vissuta prima di incontraci al bar. Per un po’ ci siamo scordati ciò che eravamo diventati e abbiamo pensato che tutto fosse un lungo e grande sogno che stavamo vivendo dal momento in cui mi aiutasti ad alzarmi al bar. Ma è stato un brevissimo momento. Tra risa e scherzi e qualche sorso di birra forse di troppo ci toccammo. Le nostre mani si sfiorarono, mentre ridevamo molto per una tua battuta. Stavamo per cadere sdraiati per terra con le lacrime agli occhi e per non crollare ci siamo tenuti le mani strette. In quell’istante un luccichio scaturì dalle nostre mani come uno shock elettrico. Quel luccichio non fu diffuso nella stanza, ma sembrava la nostra energia magica che comunicava. In quell’istante l’effetto dell’alcol sembrava essere scomparso e rimanemmo immobili, cercando di capire cosa fosse accaduto. Lentamente ci guardammo, ci sorridemmo, ritornammo a pensare alla battuta che avevi appena detto e ricominciammo a ridere di gusto. Eravamo un po’ brilli, ma alla fine di questa grande risata, mi hai guardato seriamente e mi hai sussurrato: “Ti amo tanto”. “Ti amo tanto anche io”, ho risposto.

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