133° capitolo

Sembravi sorpreso da ciò che ti avevo appena raccontato. “Ho avuto quasi la stessa tua esperienza. Stavo camminando per strada, quando sono stato avvicinato da una donna che vendeva strane cose, fra le altre orecchini, braccialetti, candele, piccole palle di cristallo. Mi prese la mano e mi fissò come se sapesse chi fossi. Ero da solo. Mentre mi teneva la mano mi ha detto: «Vedo nei tuoi occhi che la stai ancora cercando. Ti voglio dare queste pietre magiche. Col tempo, ti parleranno. Tu devi solo ascoltarle. Parleranno al tuo cuore, alla tua anima». Non volle essere pagata. Quando me le diede mi disse: «Due anime che si riuniscono non hanno prezzo, ora va!»  Mi stavo ancora trasferendo. Avevo tutte le scatole sparse nell’appartamento. Avevo molto lavoro da sbrigare, ma quando tornai a casa con queste pietre rosa, non feci nient’altro. Ricordo che mi sistemai sul divano e le fissai. Ricordavo qualcosa di questi simboli, un ricordo lontano, di quando ero bambino. Ho avuto un sussulto. Mia nonna teneva un diario con questi simboli e il loro significato. Quando morì, è stata una delle cose che avrebbe voluto che prendessi. Quel quaderno era ancora dentro gli scatoloni. Fortunatamente dentro la scatola della roba di mio nonno. E da quella notte le ho fatte mie.” Rimanemmo senza parole, almeno per cinque minuti. Avevamo superato un altro livello della consapevolezza di essere predestinati. In sussurro hai continuato: “Quando ho visto Kenaz sul tuo braccialetto, tutto mi è tornato in mente…” Mi stavi guardando come la prima volta in quel bar. Stavamo sentendo i nostri cuori espandersi come in un liquido. Lentamente e dolcemente. Stavamo cercando di capire qualcosa di più. Ma in quegli istanti era impossibile. Le nostre emozioni ci stavano avvolgendo, l’unica cosa di cui avevamo bisogno erano i nostri sguardi e toccarci teneramente le mani.

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